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Ricordando Enrico PDF Stampa E-mail

15 ottobre 2016

Il 15 ottobre 2014 Enrico ci lasciava prematuramente. Persona profonda e sensibile, cooperatore attento, sempre al fianco dei più deboli, manager capace di grandi visioni, Enrico ha saputo proiettare in avanti la nostra Cooperativa, creando occasioni di incontro, di scambio, di compenetrazione di esperienze, che hanno contribuito a dare forma a una realtà solida che continua ancora oggi il lavoro da lui tracciato.

A due anni di distanza dalla sua dolorosa scomparsa, vogliamo ricordarlo attraverso le parole di un suo poema in versi, che ripercorrono la nascita di Aeris:

"Dir quando inizia la storia è cosa vana
Che le ombre si perdono nel niente
Qualche traccia si ritrova nella tana
di tribù antiche nell'estremo oriente.
Altre ancora più certe, men confuse
risalgono a un passato più recente
Ai poeti il simbolo svelano le muse
nelle saghe degli eroi della Beozia
come risulta da un film della Duse
e anche da un Sanremo della Oxa
Insomma il nome Aeris è assai antico
Che da una recente indagine della Doxa
(e se non volessimo copiare il nemico)
Potremmo al fiume Adda collegarlo
e al borgo di Trezzo nostro amico.
Altra origine è quella del tarlo
Che rose il cranio di un qualcuno
Fino a spingerlo, costringerlo, motivarlo
E dalla confusa idea passare all'uno
E pazzi e soli fondar cooperativa
Senza soldi, senza gloria, senza alcuno
Criterio o progetto o prospettiva
Se non fatica e lavoro e calvario
Nella speranza vana e tardiva
Che un giorno giungesse anche il salario.
Fummo Tangram e lo fummo in pieno
Con l'orgoglio che ci dava il divario
Tra il nostro fare forte e sereno
E quel che allora parea il mondo
Un ammasso di profitto e di veleno
Che a guardarlo e a vederlo tutto tondo
Ci si chiedeva chi l'avesse mai pensato
Che in pochi anni si sarebbe andati a fondo
Da quel che il sessantotto avea provato.
Si era rivoluzionari senza rivolta
Si era ragazzi dal viso emaciato
Che Gesù, non c'era manco una volta
Che il soldo venisse poi diviso!
Ma che importa se alla fine della svolta
C'è di un bimbo che sorride il viso
Che è felice di quello che gli hai dato
E ti avvicina e quasi per inciso
Ti chiede come se fosse scontato
Se è vera la storia che hai letto
Se ha poi vinto quel principe che hai narrato
O se puoi regalargli un pezzetto
Del tuo tempo e di parole ancora
Ancora un poco di quel caldo affetto
Che è come se non ci fosse l'ora
È come se svanisse il mistero
E tu non sai, quasi ti chiedi allora
Dove stia il giusto, dove il vero
Che forse sei solo un ladro adesso
Perché se vuoi essere sincero
Forse hai rubato più di quanto hai concesso
Perché quel bimbo al suo silenzio resta
E tu te ne vai portando via un successo.
Fummo però onesti e fummo senza sosta
di sabato e la domenica si lavorava
Non c'era sera, pausa, non c'era festa
Che di Natale, se non nevicava,
C'era pure alla fiat da andare
Ad animare, chi se lo aspettava,
I figli di chi a lavorare
Andava in quel buso di acciaio e di cemento
Preparando la sera per desinare
Lo stesso futuro lo stesso tormento
a quei figli che con noi giocavano.
Ma via non è forse il momento
di ricordare, di mormorare invano
di quel tempo bello, sano e forte
come sempre ritorna da lontano
il passato di chi ha per sorte
il cambiare, il mutare e il rinnovarsi
che è delle cose che non morte
amano alla vita ridestarsi.
C'era un cinema, un teatro, la libreria
Un via vai di gente un mescolarsi
Una sede ad Oreno (mamma mia!)
Per fortuna l'ASL ancora assente
Che a ricordare i locali in quella via!
La 626? L'igiene? Inesistente.
Ci spostammo quando potemmo a Vimercate
Era ora per il salto tra la gente
Nella metropoli, tra le strade illuminate
Ci inventammo i capodanno allo Sbaraglio
di ragazzi le masse incanalate
tra un rutto, un sospiro e uno sbadiglio
a far mattina, a far finta di niente
se qualcuno beveva troppo e poi per sbaglio
magari mi rompeva un dente
non fingo, lo giuro, è successo,
ma era bello anche quel fetente
che m'ha tirato un pugno per eccesso
si era grandi, si odiavano i destini
si amava comunque, sempre, lo stesso,
figli di Rodari e di Pasolini.
Poi venne il momento di andare via
Come accade nelle storie dei bambini
Si cresce e pur con una santa nostalgia
È il momento di lasciare quel che è stato
In cerca di una nuova poesia
Un nuovo modo di vivere il passato.
Nacque nel novantaquattro Tangram 2.
  Ora, dire del tutto quel che è stato
Quel che portò ognuno per le sue
a scegliere da solo altre essenze
è come voler poetare a un bue
che non ci son mai cause, solo conseguenze,
è inutile arrovellarsi nell'inganno
nel cercare motivi o divergenze
le cose sono solo come stanno,
come le pensa un solido pittore
che dove è un chiodo pone un panno
in attesa che passino le ore
e che asciughi il quadro che ha dipinto.
Insomma ci lasciammo senza rancore
Come le coppie di un film finto.
Così all'improvviso fummo in cinque
Chiusi dentro uno stanzino stinto
Chi più magro chi alfin più pingue
A condividere il nuovo tesoro
e ricercare ciò che ci distingue
Nell'immenso mercato del lavoro.
Ma in questa storia che ha momenti tristi
Che non concede nessun alloro
Non ha nomi, non ha protagonisti
Solo persone e amici a non finire
Una figura ad essere realisti
Voglio comunque rinverdire
Una donna forte, aspra e dura
Come la foresta che si ama dire
Ma anche dolce Catia e anche pura
Per quanto la parola non sia chiara
Non per dir casta, ma per sua natura
Di lei dirò soltanto cosa amara
Rubando le parole del poeta
"libertà va cercando ch'è si cara
come sa chi per lei vita rifiuta".
Ciao Catia compagna d'affanno
Che non si dica la tua vita perduta
A noi oltre il dolore il danno
Di averti perso quel anno scorso
e non cullare neppure il dolce inganno
Di una vita oltre la morte in soccorso

Ma via si parte, si riparte, si va all'assalto
Come nuotando un poco a rana un poco a dorso
Imparammo le gare, il progetto e l'appalto
Vincemmo, o giungemmo al secondo posto
Ma in quel mare tanto mosso e tanto alto
A sorpresa un giorno di agosto
incontrammo pensate un nuovo gruppo
altra gente dal profilo tosto
che miravano del sociale allo sviluppo.
Eran di Brugherio una cooperativa
Incline del pensier al viluppo
Di nome Ecate, si, un po' da Diva.
Ci guardammo a lungo un po' in cagnesco
Ma forse l'anno o un'estate ancor tardiva
Un giorno alla fine di un rinfresco
Tutti i soci con espresso voto
Decisero di unirsi al più presto
Sacrificando il nome arcinoto
E ad Aeris dare quindi origine
Come un sol uomo in un solo moto
Quasi ci prese un senso di vertigine
Lanciandoci in quel nuovo affetto
Cambiare il nome aumentar la compagine
Faceva comunque un certo effetto.
Era un buon matrimonio tra sorelle
Nasceva allora la legge tre due otto
Entrammo nel consorzio Ci Esse Elle
Del terzo settore luogo speciale
Composto delle cooperative tra le più belle
Iniziammo a frequentar Offertasociale
Lavoro di cui certo non mi pento
Pensando a quanto fatto di essenziale
Eravamo cinque, poi dieci ed ora cento
Comprammo anche un camper tutto bianco
Pagandolo con un leasing assai lento
(ma dov'è finito, a cercarlo io mi stanco?).
Si fanno ormai lavori tra i più diversi
gli psichiatrici e i genitori in branco
I disabili, i senza tetto e quelli persi
I ragazzi chiusi nei giardini
E quelli il lunedì ancora sversi
I bimbi, quelli minuscoli, piccolini
Da cambiare accudire ad ogni momento
È un mondo di bisogni ampi e fini
Un mondo che a volte lascia lo sgomento
Ma non ci ferma non ci toglie il fiato
Non ci piega al sapore del lamento
Che questo mondo certo va cambiato
Non ci stiamo a questo gioco di carte
E crediamo ancora che sia un dato
Che il tempo è dalla nostra parte.
Ora giunge la fine della storia
C'è una sede nuova e si riparte
Siamo qui, facciamo baldoria
Godendoci e meritando questa ebbrezza
Non per denaro e neppure per gloria
Ma quasi come fosse una carezza
Professionisti sì, certo, l'abbiamo detto,
ma senza mai perdere la tenerezza.

Ora che la sera fa il suo effetto
Tutti vi abbracciamo, ma soprattutto quelle
Che come donne han lasciato il tetto
E ci insegnano a rimirar le stelle."

 

new Davolio Enrico 

 (Enrico Davolio, ottobre 2006, inaugurazione attuale sede Aeris)

Ciao Enrico - 15 ottobre 2014

Rassegna stampa:

Il Cittadino MB: Vimercate piange "l'angelo dei profughi"

GdV: Una vita in prima linea sul sociale

GdV: Aeris perde la sua colonna portante

 

 

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